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E' nato il manifesto dei diritti e dei doveri delle PMI
E' nato il manifesto dei diritti e dei doveri delle PMI
Le piccole e medie imprese hanno diritto di nascere, crescere ed
accedere alle risorse del territorio ma, nel contempo, hanno il
dovere di rischiare, di formulare strategie, valorizzare le
proprie risorse e rispettare le risorse del territorio. Non può
infatti esistere responsabilità senza potere e potere senza
responsabilità. Ma per far questo occorre che vi siano le giuste
condizioni affinché le PMI possano svilupparsi adeguatamente sul
territorio fiorentino.
Sono queste le premesse del “Manifesto dei Diritti e Doveri
della PMI”, presentato da CNA Firenze a chiusura della Settimana
del Capitalismo Personale, un documento con il quale “vogliamo
porre al centro dell’attenzione – spiega Mauro Fancelli,
presidente di CNA Firenze – noi stessi, le nostre imprese ed il
nostro futuro.
Siamo capitalisti personali, imprenditori delle piccole e medie
imprese e per questo protagonisti “nascosti” dello sviluppo del
territorio, talvolta trascurati da chi decide e definisce regole
e provvedimenti fondamentali per la nostra attività quotidiana”.
La motivazione che ha spinto CNA Firenze ad elaborare il
documento, risiede nella necessità di superare un duplice
pregiudizio che grava sulle attività dei capitalisti personali:
il primo riguarda il mondo degli imprenditori in generale, nella
misura in cui faticano a trovare un’adeguata legittimazione come
attori dello sviluppo, il secondo attiene invece in modo
specifico alle Pmi, spesso considerate come un freno allo
sviluppo, il luogo dove non si può far ricerca ed innovazione,
il punto di debolezza della competitività internazionale del
paese, il residuato di un economia arretrata nei prodotti e nei
processi.
Per scardinare questi pregiudizi è necessario che le imprese
siano più consapevoli dei propri diritti ma anche dei propri
doveri, intraprendendo un percorso costruttivo verso
l’assunzione di nuove responsabilità con la consapevolezza degli
obblighi da assolvere.
Con questa logica il Manifesto elenca sinteticamente le regole
del “do ut des” imprenditoriale: sul fronte dei doveri si
annoverano “la disponibilità dell’imprenditore a rischiare le
proprie risorse finanziarie e di conoscenza – spiega Gaetano
Aiello, professore della Facoltà di Economia dell’Università di
Firenze che ha contribuito fattivamente alla realizzazione del
documento - la determinazione nel fissare obiettivi di
medio-lungo periodo e la strategia necessaria per ottenerli, la
continua formazione, il controllo di efficienza nei processi
rispetto all’impiego delle risorse dell’impresa e la
predisposizione a lavorare in una logica di “rete” piuttosto che
di singola impresa, impegnandosi a rinunciare all’autonomia
assoluta a favore dei vantaggi competitivi derivanti dall’agire
in sinergia”.
Sull’altro piatto della bilancia pesano però la necessaria di
semplificare gli adempimenti burocratici, l’urgenza di mettere
in atto strumenti finanziari finalizzati alla creazione di
piccole imprese, la realizzazione di meccanismi specifici di
tutoraggio finalizzati a limitare l’altissima mortalità delle
Pmi nel primi 3-5 anni di vita, la predisposizione di strumenti
legislativi e di servizio alle imprese per favorire il
trasferimento delle Pmi per successione o cessazione ed, infine,
la diffusione di sistemi concreti per difendere la libera
concorrenza nei mercati in cui le imprese di media-grande
dimensione hanno acquisito o possono acquisire un’influenza
dominante sfruttando condizioni monopolistiche.
Fonte: nove.firenze.it
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