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Il Franchising per conquistare i mercati esteri
Si è appena conclusa la VI edizione del Roma
Expo Franchising, fiera dedicata a questo particolare sistema di
vendita che sempre più si sta sviluppando in Italia. I dati
presentati in un recente rapporto promosso da FIF-Confesercenti
(Federazione Italiana Franchising) e condotto dalla società
Gruppo Publimedia, parlano chiaro: rispetto al 2006 vi è stata
una crescita del 7,8% dei marchi e del 7,2% per quanto riguarda
i punti vendita, che sono aumentati di 3.000 unità.
In ascesa anche il volume di affari che ha registrato un +8,7%,
arrivando a toccare i 19 miliardi di euro. Ad affidarsi
maggiormente a questo tipo di commercializzazione dei prodotti
il settore dell’abbigliamento tanto che in Italia un negozio su
10 di questo tipo opera in franchising.
Questo sistema che sta prendendo sempre più piede nel mercato
nazionale, si sta altresì sviluppando come modalità privilegiata
per abbordare i mercati esteri. Dal rapporto promosso dalla FIF
emerge infatti che 4 franchisor su 10 hanno un responsabile
sviluppo estero mentre il 19% è presente all’estero con punti
vendita diretti. E’ inoltre previsto un ulteriore sviluppo nei
prossimi anni specialmente in mercati come quello dell’Europa
dell’est, in particolare Ucraina, Romania e Russia ed in Asia,
specialmente in Cina e Giappone, anche se è previsto un
innalzamento dell’investimento iniziale medio richiesto, che
passa da 70 mila a circa 80 mila euro.
Patrizia De Luise, presidente di FIF-Confesercenti, ha spiegato
le ragioni dello sviluppo di questa strategia commerciale ed i
suoi meriti nel favorire l’internazionalizzazione. “Innanzi
tutto – ha premesso De Luise – si tratta di una tipologia di
fare business che sicuramente dà performance positive. A
testimoniare ciò c’è il costante aumento del volume di affari,
dei punti vendita così come del numero degli impiegati in questo
settore. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione – ha
spiegato – questa è resa più semplice in particolare per le
piccole e medie imprese che, utilizzando questo sistema, possono
rivolgersi a franchisor specializzati e beneficiare dei vantaggi
delle economie di scala”.
Al posto di creare propri punti vendita all’estero, operazione
ovviamente costosa e pertanto di difficile realizzazione per
imprese di piccole dimensioni, l’utilizzo di catene di
franchising appare quindi una scelta conveniente. Questo anche
perché la realizzazione di un proprio punto vendita non richiede
soltanto investimenti nelle infrastrutture fisiche, ma anche un
complesso lavoro di indagine di mercato, oltre che problemi dal
punto di vista legislativo. Un'altra alternativa consiste
nell’affidarsi ai buyer esteri, ma anche in questo caso ci sono
svantaggi, in quanto si è costretti a soggiacere ai loro gusti
ed alle loro condizioni.
Ecco quindi che il franchising offre una valida alternativa. Per
questo De Luise ha sottolineato che “sicuramente va ampliata la
capacità di questi franchi sor di fare ricerche di mercato e di
studiare le legislazioni estere".
L’Italia, rispetto agli altri paesi europei, come si pone
nell’utilizzo di questo stumento? “Nel Paese il franchising ha
iniziato a diffondersi 35 anni fa - ha spiegato De Luise - ma, a
causa di lacune legislative che non ne disciplinavano
l’esistenza si sono avuti problemi, con la necessità di
soggiacere a contratti atipici per i negozi che attuavano questo
sistema. Nel 2004 si è creata una legge ad hoc, la 129, che ha
contribuito alla sua diffusione ed ha reso più facile anche
utilizzare questo strumento all’estero, partendo da una
posizione più certa nel sistema nazionale”.
Fonte: NewsItaliaPress.it
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