Aprire un negozio equo e solidale


Come aprire una attività diversa dalle altre: il commercio equo e solidale, ovvero non solo vendita di prodotti, ma anche partecipazione ad un progetto importante.

Le Botteghe Equosolidali in Italia non sono moltissime, anzi, sul suolo italiano se ne possono contare davvero poche, e la motivazione di tutto ciò è da ricercare nel fatto che esse sono ancora delle attività poco conosciute.
Eppure il commercio equo e solidale è un’attività molto importante, proprio perché senza fini di lucro, ideata e creata spesso da cooperative e da volontari che desiderano partecipare alla costruzione di un’economia alternativa e di un consumo critico con un approccio del tutto diverso da quello tradizionale e convenzionale, che miri ad un certo equilibrio dei rapporti tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.
Infatti, l’obiettivo del commercio equo e solidale è proprio quello di promuovere la giustizia sociale ed economica ed uno sviluppo sostenibile attraverso il commercio senza fini di lucro – infatti i margini di guadagno non sono per nulla elevati o eccessivamente vantaggiosi.
Se si vuole seguire questa strada, la prima cosa da fare per aprire un negozio di commercio equo solidale è quella di seguire un corso: i corsi formativi sono organizzati da Fairtrade – e i programmi e le date sono visibili sul sito http://www.fairtradeitalia.it/.
Esso è un consorzio composto di organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e nel commercio equo e solidale, ovvero una partnership commerciale fondata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto che assicura i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati del Sud del Mondo. All’interno di questi corsi formativi è possibile ricevere tutte le informazioni del caso, ottenendo una formazione sia storica – con informazioni sulla storia del commercio equo – sia improntata sugli aspetti fiscali e finanziari e sulle tecniche adottate di comunicazione e formazione. Tra gli obiettivi promossi da questi corsi vi è infatti quello di collaborare con produttori e lavoratori svantaggiati per sostenerli affinché possano presto usufruire di un contesto di sicurezza lavorativa e indipendenza economica.
Questo perché sia chiaro sin dall’inizio che il commercio equo e solidale è del tutto diverso dagli altri: in una bottega equosolidale non solo verranno venduti dei prodotti, ma si porterà avanti un vero e proprio progetto che va fatto sempre conoscere agli acquirenti, con l’obiettivo di giocare un ruolo attivo nel più ampio scenario globale per raggiungere una maggiore equità del commercio internazionale.
Dal punto di vista amministrativo e burocratico, aprire un negozio di commercio equo e solidale comporta come primo passo l’apertura di una partita iva, ottenuta la quale bisogna rivolgersi – come singolo o come cooperativa o società – allo sportello unico del proprio comune e presentare il Modello COM 1 debitamente compilato in ogni sua parte: di questo modello, relativo all’Esercizio di commercio al dettaglio di vicinato, va fatta una copia, corredata degli estremi dell’avvenuta ricezione da parte del Comune, e presentata entro 30 giorni al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA ) della provincia di competenza dell’esercizio commerciale.
Inoltre, per aprire un negozio di commercio equo solidale vi sono una serie di documenti da presentare, ovvero:
– Una fotocopia del proprio documento di identità;
– La planimetria dei locali con evidenziata la superficie di vendita, che deve essere di almeno 50 metri quadrati;
– Una dichiarazione sull’impatto acustico ambientale nel caso in cui all’interno dell’esercizio commerciale siano presenti macchinari fonte di rumore;
– Una copia del permesso di soggiorno nel caso si sia cittadini extra Unione Europea.
Successivamente, avverrà un sopralluogo da parte dei tecnici della Prevenzione del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) della ASL di competenza per verificare l’idoneità dei locali ed il rispetto delle norme sanitarie previste e richieste.
Per quanto riguarda la fornitura dei prodotti da vendere, è possibile usufruire di importatori facendo un piccolo investimento iniziale e sostenendo una minima spesa, di circa 10mila euro, che poi verrà certamente ammortizzata nel giro di 20-24 mesi.
I maggiori operatori del nostro mercato sono: Equomercato, LiberoMondo, Altromercato e Equoland.

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