Aprire un Ecopunto


Un’idea innovativa che viene dal Piemonte: come aprire un Ecopunto
Nel 2006, nella cintura nord di Torino – precisamente a San Gillio – nasceva una azienda molto innovativa, chiamata “Recoplastica s.r.l.”: si tratta di una azienda che ha “la missione di semplificare la gestione dei rifiuti delle aziende clienti valorizzando, nel contempo, i prodotti di scarto del loro ciclo produttivo.”
Un’idea decisamente innovativa – che prevede l’acquisto di materiali riciclabili, come plastica, carta, alluminio, ferro, dai privati per rivenderli successivamente ai consorzi di riciclaggio – ma anche abbastanza remunerativa, a patto però che si rispettino alcune condizioni di afflusso materiale, intorno ai 2.000 – 2.500 euro mensili secondo l’analisi rilevata dal “Sole 24 ore”.
Per avviare un Ecopunto – è questo il nome dell’attività – è quindi necessario rivolgersi prima di tutto all’azienda che ha fatto nascere questa idea, che indicherà anche le zone presso cui è possibile operare, con eventuali recapiti e requisiti da rispettare, oltre che i primi passi da muovere in questo campo.
Basta quindi contattare la Recoplastica all’indirizzo email cooperazione@recoplastica.com per avere tutte le informazioni necessarie all’apertura di questo tipo di attività.
Più in generale, bisogna tenere presente che:
1. Il locale che ospita un negozio Ecopunto deve rispettare determinati requisiti, tra cui una superficie di almeno 150-200 mq, di cui 50 mq devono essere necessariamente destinati alla parte commerciale ed il resto al magazzino;
2. A parte alcune eccezioni, la destinazione urbanistica deve essere artigianale o industriale;
3. Come avviene per ogni attività, il consiglio generale è quello di operare in una zona particolarmente battuta e trafficata e più preferibilmente in una zona di passaggio e non troppo lontana dai centri abitati, proprio per invogliare le persone a passare di lì per lasciare i propri rifiuti;
4. La presenza di un parcheggio vicino al locale è indispensabile per attirare clienti, che spesso evitano di fermarsi in determinati negozi perché la strada è troppo trafficata e non consente il parcheggio;
5. Non si devono avere carichi pendenti cioè essere imputati in procedimenti penali;
6. Bisogna mettere in conto che è necessario, per aprire questa attività, seguire un corso di formazione che illustra il funzionamento dell’Ecopunto;
7. Non bisogna avere preclusioni o problemi a lavorare in cooperazione, anzi, la propensione alla collaborazione e la flessibilità sono elementi giudicati importanti ed essenziali.
Recoplastica effettuerà, a seguito della vostra richiesta, uno studio di fattibilità e di concretizzazione del progetto basato sui dati locali della produzioni di materiali fornita da APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici) e Ministero dell’Ambiente, in seguito al quale chiarirà se i risultati sono soddisfacenti o meno.
Nel caso positivo, l’azienda Recoplastica stipulerà dei protocolli d’intesa per il conferimento dei materiali ai centri convenzionati specificando e definendo inoltre il bacino di utenza, che verrà basato sulla situazione geo-morfologica e la distribuzione degli abitanti nel territorio interessato.
Per avviare questa attività è ovviamente importante anche tenere conto delle eventuali spese necessarie all’investimento iniziale: esse si aggirano intorno ai 10 mila euro e comprendono le autorizzazioni, il corso di formazione e le royalties per il primo anno. A queste spese vanno aggiunti una royalty trimestrale di 300 euro da corrispondere a Recoplastica dall’inizio del secondo anno; il noleggio dei macchinari pari a 350 euro; l’eventuale affitto e le bollette del negozio.
Insomma, aprire un Ecopunto significa dotarsi di un valido sistema di incentivazione al non buttare nell’indifferenziato risorse preziose.

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