Aprire un centro servizi per assistenza agli anziani


“Il vecchietto dove lo metto?”: utili consigli per aprire un centro di assistenza per anziani che abbia come principale obiettivo quello di restituirne la dignità.

In una società come la nostra, sempre più all’avanguardia e dove il benessere e il progresso medico stanno avendo la meglio, la terza età è considerata quasi una fase “obbligatoria” per gran parte della popolazione. Lontani dagli anni in cui la mortalità avveniva anche nel fiore degli anni, oggi la terza età va considerata come una “risorsa” sia dal punto di vista personale che dal punto di vista economico.
L’anziano è uno scrigno di valori culturali da non sottovalutare, e spesso la sua dignità e questi valori vengono non solo calpestati ma addirittura declassati: eppure, se considerassimo la terza età come un’occasione di lavoro per i giovani che lo cercano, forse vedremmo con occhi diversi questo “settore” della popolazione.
L’anziano, infatti, ha bisogno di assistenza, che si tratti di assistenza nelle faccende domestiche, assistenza sanitaria, o semplice compagnia: in una società dove – purtroppo o per fortuna – si è destinati a correre e non si ha molto tempo a disposizione per la famiglia, relegare un anziano in casa contribuisce certamente ad accentuarne lo stato d’animo di “inutilità” aumentando chiaramente la depressione: la solitudine, infatti, è uno tra i mali maggiori.
Aprire un centro servizi per assistenza agli anziani può, pertanto, rivelarsi utile e soddisfacente anche dal punto di vista lavorativo e finanziario: i servizi da offrire ad un anziano sono innumerevoli, ma da non sottovalutare sono evidentemente anche i requisiti per svolgere questo lavoro e per aprire questo tipo di attività.
Se da un lato, infatti, l’assistenza agli anziani può essere offerta tramite strutture residenziali o semi- residenziali – ovvero le residenze sanitarie assistite, RSA – ; in forma privata o tramite struttura privata convenzionata Asl; a domicilio, umanità, infinita pazienza e sensibilità sono i requisiti indispensabili per svolgere il lavoro di assistenza, insieme alla disponibilità a lavorare su turni, di notte e nei festivi.
Inoltre, aprire un centro per anziani significa anche dotarsi di un personale specializzato, ovvero uno staff medico, infermieristico, specialistico ed ausiliario per i servizi di pulizia, cucina, e tutte le altre operazioni domestiche necessarie al benessere dell’anziano.
Una prima distinzione, pertanto, va fatta tra RSA e Case di Riposo. Le prime – residenze sanitarie assistite – sono per l’appunto centri di ricovero ed assistenza extra ospedaliera per anziani non autosufficienti. L’assistenza semiresidenziale, inoltre, è una forma di ricovero a tempo parziale, di solito diurno: è di particolare interesse per questo motivo l’assistenza domiciliare integrata, composta cioè di servizi di supporto socio-sanitario a domicilio.
Le Case di Riposo, invece, sono a tutti gli effetti dei centri di accoglienza per anziani che non hanno necessariamente problemi di salute, ma che per motivi vari, come ad esempio la solitudine, decidono di vivere in una casa con altri anziani, per condividere con altre persone questa fase della vita senza sentirsi inutili e soli.
La maggior parte delle imprese socio-assistenziali, è costituita da cooperative sociali: esse vengono definite di tipo A quando la cooperativa intende occuparsi di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi; le cooperative di tipo B sono invece quelle in cui possono esser svolte anche altre attività, a patto però che si garantisca l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate: all’interno delle cooperative di tipo B è anche possibile l’inserimento di “volontari”, a patto però che non superino il 50 % degli altri soci, e la regola fondamentale è che essi siano iscritti in una sezione apposita del libro sociale.
La cooperazione sociale, che deve essere iscritta all’Albo Regionale delle Cooperative Sociali – i cui requisiti per l’iscrizione all’Albo regionale delle cooperative sociali, vengono determinati dalle Regioni – chiaramente va anche incontro ad una serie di agevolazioni fiscali: esse infatti beneficiano della riduzione di un quarto delle imposte ipotecarie e catastali relative all’acquisto di immobili da destinare all’esercizio dell’attività sociale.

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