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Il franchising del non-profit
Non è una novità che anche nel campo, per non
dire mercato, del non-profit ci si accapigli per accedere a
fondi di finanziamento, conquistare aree geografiche e fasce di
popolazione.
Quando poi il non-profit incrocia l’informatica la lotta è
all’ultimo bit.
È vera e propria concorrenza quella che si sta consumando tra la
Intel, storica azienda produttrice di microprocessori, e
Nicholas Negroponte, studioso del Massachusetts Institute of
Technology famoso per i suoi studi sulle interfacce
uomo-macchina.
Ma facciamo un passo indietro, esattamente al 2005 anno in cui
Negroponte presenta il progetto OLPC- One Laptop Per Child (un
computer portatile per ogni bambino t.d.r.) per la diffusione di
un computer portatile a basso, bassissimo, costo. Appena 100
dollari per un portatile dotato di processore low-cost, sistema
operativo Linux, programmi applicativi open source e possibilità
di essere alimentato sia con un trasformatore di rete che con
batteria interna ricaricabile a manovella.
Il progetto portato avanti da Negroponte si presenta
immediatamente di grandi ambizioni: portare i dispositivi
informatici, e con essi la cultura della società della
conoscenza che viaggia sulle autostrade informatiche, là dove a
malapena giunge la corrente elettrica.
L’organizzazione no-profit OLPC nasce grazie ai finanziamenti di
aziende del calibro di Google, Motorola, eBay, News
Corporation e altre grandi realtà, ognuna delle quali dona due
milioni di dollari. Nel 2007 si aggiunge Intel che però agli
inizi del 2008 abbandona la cordata motivando la scelta con
presunti disaccordi con Nicholas Negroponte.
Inizia così la concorrenza tra l’OX, il portatile promosso dal
progetto di Negroponte, ed il Classmate un prodotto molto simile
per costi e prestazioni, ma targato Intel.
La soluzione brasiliana
Senza entrare troppo nel merito di questa diatriba, combattuta a
colpi di dichiarazioni incrociate e contese per accordi con
paesi in via sviluppo e non, c’è qualcuno che ha pensato di
organizzarsi per conto proprio, trovando una soluzione che si
adatta – dalle dichiarazioni del referente del progetto – meglio
delle altre due soluzioni alle esigenze locali.
Stiamo parlando della città brasiliana di Serrana, che
attraverso l’iniziativa del suo sindaco Valerio Galante e
l’appoggio di Victor Mammana, dirigente del Ministero della
Scienza e della Tecnologia, sta avviando un progetto per dotare
i 7.000 alunni delle scuole della città di un computer inserito
direttamente nei banchi: il Serrana digital desk. Lo schermo è
una tavolozza su cui si agisce con una penna. Secondo i
produttori la grandezza dello schermo e la sua posizione
garantiscono una migliore leggibilità e postura da parte dello
studente. Il PC da tavolo avrà la connettività Wi-Fi, i
processori Intel Celeron e Linux come sistema operativo. Ogni
classe avrà il suo server che conserverà tutti i dati e ogni
insegnante avrà accesso ad un sistema di content management
attraverso cui caricare e pubblicare i programmi svolti e i
piani didattici.
Quello che salta subito agli occhi è che pare che né Mammana né
Galante vogliano fare affari su questo progetto. “L’idea non è
di farci un business, ma piuttosto un franchising sociale.
Quello che abbiamo fatto è trovare una soluzione locale per un
problema locale”.
In effetti con il progetto si è attivato un meccanismo integrato
che, partendo da una specifica esigenza, ha coinvolto tutte le
risorse del territorio per la produzione e la distribuzione di
questi computer. Sebbene i Serrana digital desks – come
suggerisce il nome - non siano apparecchi portatili e il loro
costo si aggiri sui 500 dollari, il valore aggiunto
dell’iniziativa sta proprio nell’impatto su tutta la realtà
economica locale poiché è lì che il computer viene costruito,
con materiali prodotti da industrie locali che danno lavoro a
operai, ingegneri, economisti, comunicatori, avvocati… Attivando
e valorizzando l’indotto presente su territorio.
“D’altronde - ha dichiarato Mammana - non sono sicuro che avere
un computer portatile sia importante per un ragazzino di 8
-12 anni. Non devono certo controllare le mail all’aeroporto né
avere l’esigenza (o la schiavitù? N.d.r.) di essere sempre
connessi”.
Inoltre limitando l’uso del computer alla struttura scolastica
si può controllare che i ragazzi non lo usino impropriamente ed
evitare che il pc venga rivenduto sul mercato nero o utilizzato
per scopi illeciti.
Un nuovo rivale per Negroponte la Intel?
Mannana non si sbilancia, anzi appare molto cauto e dichiara che
quest’esperienza non sarebbe replicabile in città di maggiori
dimensioni, come San Paolo, che conta 17 milioni di abitanti.
“Devono sussistere le giuste condizioni e non credo che
questo prototipo possa adattarsi alle 10.000 città del Brasile.
Se anche si riuscisse a riprodurre in 50 città questo social
frachising sarebbe un grande risultato”. Tuttavia con la
tecnologia, come del resto per molte altre cose, non si può mai
dire.
Fonte: www.Politicamentecorretto.com
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