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Carovita, boom dei negozi "compro oro"
I commercianti: "Molti clienti si vergognano
e mandano avanti le mogli". Nascono sempre più marchi che
propongono catene di negozi in franchising. Bastano uno spazio
di pochi metri quadrati e una minima strumentazione. Prendiamo
la catena "Oro Cash". E' in fase d'espansione. Cerca affiliati
che abbiano spazi, pure in affitto, tra 15 e 35 metri quadrati,
che se sono privi di "esperienza nel settore" non fa niente, non
è richiesta, e che siano disposti a un investimento iniziale al
massimo di due mila euro. Requisiti minimi con i quali si può
aprire subito l'attività del compro oro. Le prospettive di
guadagno sono invitanti: "Fino a 390mila euro l'anno"
sbandierano quelli di "Oro cash". La geografia dei negozietti
copre la città in lungo e in largo, in centro e in periferia.
Sono locali minuscoli: alcuni di 17 metri quadrati. Non servono
chilometri: bastano una bilancia, un vetro blindato per separare
commerciante-cliente ed evitare rapine. La regola prevede
l'esibizione d'un documento d'identità, misura che vorrebbe
evitare la consegna di merce magari in precedenza rubata. Non
tutti rispettano la regole. Altra eccezione: l'etimologia
commerciale parla espressamente d'oro, e però se si portano
argento, o collane, o quadri e sculture, vengono accettati. Al
"Punto d'oro" di viale Sabotino 14, quando l'esercizio è chiuso,
al telefono scatta la segreteria, che prima del bip fornisce un
numero di cellulare. Casomai uno avesse un'urgenza, o un debito
da saldare e avesse necessità immediata di contante. Ieri
pomeriggio, alle 16.20, fuori dal "Compro oro" di via Mac Mahon
77 (inaugurato giusto un anno fa), c'era una coppia, sui 45.
Prendevano nota dell'orario. Cosa dovete vendere? Le fedi?
Vendere? E per chi ci ha preso? Per dei poveracci?
Fonte: Corriere della Sera, 3 marzo '08
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