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gli italiani sognano il ministero
Bella l’azienda, ma
gli italiani sognano il ministero
Sembra incredibile, ma all’inizio del Terzo
millennio gli italiani desiderano ancora lavorare in un ente
pubblico. Lo preferiscono, seppur di poco, alla grande azienda.
E di gran lunga alla banca. La ragione? Banale: la scrivania in
un ministero, in un municipio o in una scuola offre sicurezza.
Un bene evidentemente sempre più raro, in tempi di turboeconomia.
Che oscura l’altra faccia della medaglia, il minor prestigio e
lo stipendio più magro rispetto ad altre occupazioni nel
privato.
L’istantanea sulle aspirazioni lavorative degli italiani è stata
scattata da un sondaggio (qui
il documento integrale) che
Panorama
ha commissionato all’unità indagini demoscopiche della Camera di
commercio di Milano. Sono stati intervistati 840 residenti a
Milano, Roma e Napoli di età compresa tra 18 e 54 anni. Con una
leggera prevalenza di donne. L’obiettivo dell’indagine era di
delineare la tipologia di lavoro che oggi viene preferita dagli
italiani, di scoprire le ragioni di questa scelta e di
analizzare le differenze fra le tre grandi città del Nord, del
Centro e del Sud.
Se dunque in media il 34 per cento degli intervistati
desidererebbe lavorare in un ente pubblico (contro il 33 che ha
indicato una grande azienda e il 18,6 una banca), il quadro
cambia nelle singole città. A Milano vince l’impresa, con il 35
per cento dei consensi contro il 27 per cento riservato all’ente
pubblico. A Roma, invece, grande azienda ed ente pubblico più o
meno si equivalgono. E a Napoli stravince il posto pubblico, con
il 41,6 per cento dei gradimenti.
Ma quali sono i vantaggi che, secondo gli italiani, offrono i
diversi posti di lavoro? All’ente pubblico viene ovviamente
attribuita la sicurezza, un pregio riconosciuto dal 58,2 per
cento del campione. La grande azienda invece garantirebbe
qualità del lavoro, poi sicurezza, poi buona retribuzione.
L’assunzione in banca, infine, viene vista come un’ottima
opportunità per lo stipendio, ma con sicurezza e qualità del
lavoro più basse rispetto ai due “concorrenti”.
E qui i banchieri dovrebbero riflettere sulla caduta verticale
di fascino che gli istituti di credito esercitano sul pubblico.
Nel 1996 Panorama
condusse un analogo sondaggio per scoprire dove volevano
lavorare gli italiani: quelli che rispondevano “molto” alla
domanda “Le piacerebbe lavorare in banca?” erano il 45 per
cento, mentre ora sono solo il 17,6. Probabilmente influiscono
le notizie sulle ristrutturazioni e sui tagli al personale nelle
grandi aziende del credito, che non consentono più di
identificare la banca come un posto di lavoro stabile.
L’indagine fornisce un quadro complessivamente molto
tradizionale, se non antiquato, sui sogni lavorativi di molti
italiani, che sembrano guardare più al passato che al futuro,
che non considerano il lavoro come sfida e occasione di
accrescimento ma come puro mezzo per incassare uno stipendio,
piccolo ma sicuro. Del resto, una certa sfiducia nei riguardi
del mondo del lavoro traspare dalle risposte a una domanda sui
principali ostacoli che impediscono di lavorare bene in Italia.
In media la burocrazia e il nepotismo vengono indicati al primo
posto: la burocrazia soprattutto da milanesi e romani, mentre i
napoletani considerano il nepotismo e “il fatto che ottiene
riconoscimenti solo chi lavora per amicizia e raccomandazione”
il principale problema nei posti di lavoro.
Fra le altre cause di difficoltà, il campione cataloga la poca
voglia di sgobbare, l’eccessiva flessibilità del mercato del
lavoro per i giovani, lo scarso entusiasmo.
Agli intervistati è stato anche chiesto di indicare in quali
aziende, enti pubblici e banche vorrebbero andare a lavorare. A
Milano, capitale della moda, l’azienda privata più indicata è la
Luxottica (che però ha sede in Veneto), mentre a Roma e a Napoli
è la Mediaset.
L’azienda a partecipazione pubblica più gettonata nelle tre
città è invece l’Eni. Tra gli enti pubblici, l’unica indicazione
a prevalere è quella dei ministeri in generale. Infine, tra le
banche, la preferita è l’Intesa Sanpaolo seguita dal’Unicredito.
Che cosa è cambiato in dieci anni? Abbastanza: nel 1996 la Fiat
era l’azienda privata preferita (seguita dalla Fininvest, che
controlla la Mediaset), l’Enel tra le imprese a partecipazione
pubblica, la Cariplo (ora dentro Intesa Sanpaolo) tra le banche
e le Poste fra gli enti pubblici.
di Guido Fontanelli
Fonte: Panorama.it di
Venerdì 17 Agosto 2007
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