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negozi temporanei
Ecco i negozi a tempo Aprono,
vendono e subito spariscono
Aprono e chiudono nel giro di
pochi giorni. Non perché falliscano o non interessino più ai
consumatori. I temporary store, negozi a tempo determinato, si
basano su una semplice filosofia: comparire improvvisamente in
zone particolarmente rappresentative della città, spesso in
concomitanza con grandi eventi, per proporre le ultime novità di
stilisti o grandi aziende. E poi chiudere, spesso senza
preavviso. Con un chiaro obiettivo: creare l’evento e, di
conseguenza, un messaggio pubblicitario infallibile. Ingrediente
fondamentale è, naturalmente, lo spazio scelto: gallerie d’arte,
centri commerciali, luoghi abbandonati, fiere e locali
realizzati allo scopo. Nato negli Stati Uniti, il fenomeno si è
rapidamente diffuso in Europa, prendendo piede anche a Milano.
Proprio in occasione della settimana della moda, la città ospita
alcuni eventi. Da oggi al 25 febbraio, per esempio, l’azienda di
accessori Freitag proporrà le ultime novità in via De Amicis, le
borse ottenute con materiali riciclati dai camion. Durante
l’apertura del pop up store, la variante di brevissima durata
del fenomeno, ne saranno messe in vendita 200. Uno dei primi
temporary store è nato in corso Garibaldi 59. Nel corso
dell’anno è riservato a diverse marche che si alternano
esponendo e vendendo prodotti per due settimane. Le vetrine
dedicate a San Valentino e al Carnevale stanno per cedere il
posto a un’azienda spagnola di scarpe: Maria Arellano. Dall’11
marzo alla fine del mese, in occasione del Micam, il locale si
trasformerà quindi in un negozio monomarca, con tanto di
personale del pittore sardo Paolo Piria. Ad aprile sarà invece
la volta dello champagne Veuve Cliquot durante il Salone del
mobile. A maggio per due settimane Police, azienda di occhiali
da sole che presenterà borse, bigiotteria e profumi. A giugno
una nuovissima Harley Davidson. «Il segreto di questi negozi -
spiega i titolare Paolo Comini - è che il pubblico può avere un
rapporto diretto con le novità e le collezioni. Il commerciante
ha la possibilità di proporre prodotti in un modo nuovo, diretto
e forte. Il consumatore non trova mai gli stessi oggetti,
appagando curiosità e voglia di novità». Se gli addetti ai
lavori applaudono, gli psicologi mostrano qualche perplessità.
Il negozio evento crea, infatti, una forma di ansia da acquisto,
una corsa sfrenata all’occasione. Il suo successo è tuttavia
inarrestabile. Grazie anche alla burocrazia, che in questo caso
pone pochi ostacoli. «La diffusione dei negozi temporanei -
conferma l’assessore comunale al Commercio, Tiziana Maiolo - è
legata alla liberalizzazione delle piccole attività commerciali.
I negozi fino a 250 metri quadri necessitano solo di una
comunicazione di inizio attività. L’apertura è quindi immediata.
In teoria dovrebbero iscriversi alla Camera di commercio. Ma il
più delle volte aspettano il controllo del Comune e la
conseguente iscrizione automatica».
di Daniela Uva - venerdì 23 febbraio 2007
Fonte:
ilGiornale.it
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