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Pratiche sleali e televendite

 

Le aste televisive sono state proibite da tempo, non si capisce che cosa si aspetta a vietare anche le televendite, con le quali in diversi casi sono stati venduti persino oggetti rubati. In questi casi il consumatore può andare perfino in galera per "incauto acquisto". Le norme finora emanate si sono occupate in modo estemporaneo delle televendite. Intanto, continuano raggiri e patacche e il 50% dei reclami riguarda principalmente la difformità del prodotto da quello mostrato e illustrato in televisione. Teoricamente chi ha comprato qualcosa in una televendita ha 10 giorni lavorativi per "ripensarci", restituire la merce e riavere i soldi, con un recesso tramite raccomandata AR, ma ci sono diversi trucchi per aggirare la legge. Il primo è quello di non consegnare direttamente la merce: al consumatore che telefona per l'ordinazione, viene detto semplicemente che può ritirarla e pagarla presso il negozio in via tal dei tali, ove si trova già imballata. In questo caso viene a cadere il diritto al ripensamento di 10 giorni. C'è poi il trucco degli oggetti "personalizzati": il televenditore offre a un prezzo superscontato un anello o un bracciale d'oro con l'impegno a imprimervi le iniziali di nome e cognome dell'ordinante. Sembra un affare, ma anche in questo caso la legge esclude il diritto al ripensamento, perché si tratta, appunto, di un oggetto personalizzato. Quando poi l'acquirente si accorge che l'oggetto è d'oro al 300/1000 e non al 750/1000, non c'è niente da fare: il televenditore non ha mica specificato il titolo e, anche se ha detto che è 750/1000, nessuno ha registrato la trasmissione. Non c'è possibilità di ripensamento se si acquistano audiovisivi o software sigillati e aperti dal consumatore, riviste, alimenti deperibili, servizi di scommesse e lotterie, pacchetti-vacanza e beni per uso domestico corrente forniti con regolarità. Negli altri casi, il rimborso dei soldi è comunque un'odissea. Se il televenditore è serio, consegna la cosa tramite suoi rappresentanti, in modo che il consumatore possa vedere prima di pagare, verificando che sia quella motrata in tv, ma spesso viene spedita in contrassegno postale e l'acquirente deve prima pagare l'importo al postino e poi aprire il pacco, ove si trova facilmente una cosa un po' diversa e di valore inferiore. Il consumatore comincia a telefonare e viene tranquillizzato, c'è stato un errore, passeranno tra qualche giorno a riprendersi la merce consegnando quella ordinata. Così passano i 10 giorni, nessuno si fa vivo e il consumatore perde il diritto di recesso. La domanda dunque non p pregrina: perché non si vietano definitivamente tutte le televendite?

Fonte: Le scelte del consumatore

ottobre 2007

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