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I cyber casinò sono legali: benvenuti alla
roulette del Web
Dopo due anni di
attesa e la lunga trafila procedurale cui aveva dato il là il
decreto Bersani del 2006, finisce un proibizionismo che negli
anni ha spinto molti ad arrischiare il proprio portafogli in
siti stranieri abusivi (circa 1300 quelli oscurati solo lo
scorso anno), senza neppure la certezza del "pay out", la
riscossione della vincita. A partire per primo all'inizio di
settembre è stato il Texas Hold'em, il poker sportivo già molto
seguito in tivù, al quale nei prossimi mesi seguiranno altri 49
giochi, dal backgammon al sudoku, dagli scacchi allo chemin de
fer, fino ad approdare al burraco.
Esultano i cybergiocatori e i circa 30 operatori autorizzati
che, sino ad oggi, si sono dovuti limitare a proporre le giocate
"for fun", ossia senza soldi in palio, protestano le
associazioni dei
consumatori che nella novità ravvedono una svolta in negativo
per i risparmi già provati delle famiglie italiane. Ma per Fabio
Felici direttore di Agicos, «era inutile nasconderci dietro un
dito, siamo un popolo di giocatori e c'era bisogno di
regolamentare la materia per evitare le truffe ai danni dei
giocatori italiani». Un giro d'affari che promette d'essere la
nuova mecca per quanti hanno acquistato dallo Stato, al costo di
circa 300mila euro, il diritto all'esercizio del "gioco lecito"
on line. Alcuni dati: entro il 2008 previsti 500 mila giocatori
singoli con 400 milioni di euro d'incassi per il primo anno, che
si trasformeranno in un miliardo al termine della fase
sperimentale di 12 mesi . Per l'erario l'incasso è del 3 per
cento fisso sul fatturato.
L'utente tipo è un uomo dai 20 ai 45 anni, con un reddito medio
annuo di 30mila euro. «Le
donne rappresentano ancora una minoranza», dice Fabio Angeli
Bufalini, country manager di PokerStars.it,«ma in Italia stanno
crescendo il doppio rispetto agli altri paesi europei, con una
predilezione per il burraco».
Chi desidera cimentarsi con le carte digitali deve aprire un
conto di gioco on line, una sorta di borsellino elettronico, per
avere il quale occorre presentare codice fiscale e documento
d'identità, il che garantisce la maggior età dei partecipanti.
La quota di partecipazione va da 50 centesimi a un tetto massimo
di 100 euro, con un ritorno del montepremi minimo dell'80 per
cento. «Con un'iscrizione di 1 euro si può giocare per 4 -5
ore», dice Bellocci. «E se un giocatore muove più di 2500 euro
in un anno, scatta subito il controllo anti-riciclaggio»,
aggiunge Carlo Gualandri, presidente di Gioco Digitale.
Ciascun computer della concessionaria è collegato al server
centrale dei monopoli di Stato, spiegano all'Aams, e ogni
singola giocata viene timbrata elettronicamente in tempo reale e
rinviata al mittente con un codice che ne attesta la legalità e
funge da garanzia per il giocatore, anche in caso di
contestazione della vincita. «La formula di gioco in Italia è
quella del torneo, e non quella secca molto diffusa sui siti
esteri», spiega Gianluca Ballocci, responsabile Internet di
Lottomatica: «I giocatori hanno uno stock iniziale di chips
uguale per tutti e vince il giocatore più abile che rimane al
tavolo per ultimo».
Ma le bordate delle associazioni dei consumatori non si sono
fatte attendere: secondo i dati diffusi dall'Adoc, per esempio,
sarebbero 16mila su un totale di circa 530mila pokeristi
virtuali abituali,
quelli affetti da dipendenza da gioco. Così il Codacons è sul
piede di guerra e minaccia di guastare la festa presentando
ricorso al Tar contro l'autorizzazione rilasciata dall'AAMS:
«Considerata la
diffusione di Internet e il fatto che può entrare direttamente
in ogni casa», dice l'associazione in una nota, «il fenomeno
rischia di diventare un'autentica piaga sociale».
Per Isidoro Alampi, presidente della Federazione Italiana Gioco
Poker, queste paure «sono solo la conferma che i vecchi luoghi
comuni sono difficili da sconfiggere anche contro l'evidenza dei
fatti». Concorda Angeli Bufalini: «Negli Usa il Texas Hold'em
c'è da più di 20 anni. E lo stesso Obama ha dichiarato che lo
vorrebbe giocare nello Studio Ovale della Casa Bianca». Tra i
fan della legalizzazione c'è anche Mario Adinolfi, giornalista
blogger e gran pokerista: «La
ludopatia è un fatto, ma riguarda
altri tipi di gioco», dice: «è molto più pericoloso il Lotto che
è pensato per fregare il giocatore e in cui lo Stato ha un
vantaggio di 18 volte, del poker che
necessita di elevate qualità strategico-matematiche».
E, sconfitto il proibizionismo, la strada per i giocatori è in
discesa. «Entro qualche mese», rivela Fabrizio D'Aloia
presidente di Microgame, «installeremo 4000 totem touch screen
collegati alla Rete in altrettanti esercizi commerciali sparsi
per la penisola. Si potrà aprire un borsellino elettronico o
collegarsi a quello che si ha già». Les jeux sont faits.
di Francesca Tarissi
Fonte: IlSole24Ore.com
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