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Marketing, crescono i new media meno il crisis management
Dalla ricerca 'Marketing e Relazioni Pubbliche: un mercato in
evoluzione' realizzata da MS&L Italia in collaborazione con la
società di ricerche Astarea emerge che, anche se in Italia
prevale ancora un uso tradizionale degli strumenti marketing, vi
sono segnali incoraggianti di migrazione della comunicazione da
una visione pubblicità-centrica a una pratica realmente
multidisciplinare.
L’indagine è stata svolta in parallelo con l’analoga ricerca
realizzata da MS&L negli Stati Uniti in collaborazione con
PRWEEK. La ricerca italiana è stata realizzata su Marketing e
Communication Manager di aziende operanti nei settori del Largo
Consumo, Farmaceutico/Sanità/Bancario/assicurativo, Servizi e
Beni durevoli, tramite 75 interviste veicolate via e-mail,
integrate da 10 colloqui qualitativi individuali.
Cresce il numero di aziende intervistate che investono in
Marketing Communication: il 43% contro il 38% dello scorso anno,
con una crescita nelle RP (47%), nei new media (36%) e
pubblicità (35%), rimangono stabili gli investimenti in
marketing mix. Si conferma una prevalenza di utilizzo delle RP
per le Relazioni Media Corporate (il 54% delle aziende dichiara
di impiegarle sempre) e il buon uso delle RP per il Corporate e
il Product Branding (il 37% dichiara di farlo sempre). Vi è
invece un ricorso saltuario e scarso delle RP in aree critiche o
essenziali: nel Crisis/Issue Management (5,7% sempre vs. 23%
mai), nella Comunicazione Interna (5,7% sempre vs. 37% mai) e
nei Public Affairs (2,9% sempre vs. 20% mai).
Secondo Daniela Canegallo, AD di MS&L Italia, “i dati sugli
investimenti sono confermati dal trend riscontrato dalla nostra
agenzia nei primi nove mesi del 2007: una crescita del 5% del
fatturato onorari, di cui il 50% dovuta a nuovi clienti e il
restante 50% dall’ampliamento delle attività su clienti storici.
Sembra evidente che le imprese debbano comunicare sempre più
verso target specifici e quindi utilizzino necessariamente di
più le RP, ottimizzando il budget. Desta perplessità, al
contrario, la scarsa propensione all’uso delle RP in aree
delicate come il crisis management. Sembra confermarsi un gap
culturale storico per quelle imprese che hanno la tendenza a
rincorrere i problemi invece di sforzarsi di gestirli
proattivamente, trasformandoli in opportunità”.
Per quanto riguarda i new media si registra un utilizzo diffuso
(il 64% delle aziende li utilizza, e il 68% prevede di aumentare
questa voce di budget), ma lo stanziamento in termini assoluti è
scarso (10% del budget). In generale si registra maggiore
comprensione del funzionamento (il 74% realizza creatività ad
hoc per il digitale) e questi mezzi raggiungono ormai una
dignità propria (il 55% stanzia budget ad hoc). Tra gli
strumenti i siti sono al primo posto (81%), c'è minore interesse
per il social networking (il 34% dichiara di fare campagne
virali e il 38% utilizza sms, mms ed email). Solo l’11% delle
aziende utilizza un blog/videoblog o un forum.
Cresce di importanza la misurazione del risultato: solo il 4%
delle aziende dichiara di non misurare i risultati. Gli
indicatori più elevati sono gli indici di Click Through e
Permanenza (75%), seguiti dagli Impatti sulle vendite (43%) e
dall’aumento di Awareness (30%).
Gli eventi si affermano come forme evolute di comunicazione, uno
strumento diffuso e consolidato: solo l’8% non ne ha fatto uso e
il 62%degli intervistati ne ha realizzati da 1 a 10 nell’anno.
Il 38% si affida ad agenzie specializzate (contro il 30% che
utilizza agenzie di RP). Il 46% li utilizza per parlare col
consumatore, il 37% per colpire i media e il 29% per target B2B.
Importanza massima rivestono il Concept di Comunicazione (69%)e
l’efficacia sul target (75%), mentre aspetti più strategici
risultano meno importanti (per il 38% la capacità di pensiero
strategico è molto importante, idem per la conoscenza della
realtà e della strategia aziendale (35%).
Negli Usa i new media la fanno da padrone su tutti i fronti:
lancio di nuovi prodotti/servizi (72,4% vs. 10,8%), per la
comunicazione di prodotti e servizi esistenti (73,1% vs. 17,6%),
per l’aumento delle vendite (68,1% vs. 12,2%) e anche nella
gestione di una crisi (61,6% vs. 17,6%).
Fonte: pubblicitaitalia.it
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