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Anno 2008 Odissea nel mattone
Le compravendite?
In calo. I mutui? Scende la richiesta. I tempi di vendita?
Salgono fino a otto mesi a Milano. Nuove costruzioni? In discesa.
Gli indicatori del mattone volgono al peggio, e in molte
situazioni i prezzi cominciano a calare. La fine del più lungo
boom del dopoguerra è realtà.Sono almeno tre o quattro anni che
da più parti s’invoca la crisi del mattone come una correzione
necessaria alle follie del mercato immobiliare dell’ultimo
decennio. Il primo a sollevare il problema fu il prestigioso
settimanale inglese L’Economist che, un paio d’anni dopo aver
tessuto le lodi dell’economia immobiliare per aver ‘salvato il
mondo’ da una recessione dopo lo sboom della new economy, si
accorse per tempo dei pericoli insiti in una risalita senza
freni dei prezzi. Una medicina che aveva sì alimentato la
crescita economica ma che ora poteva tramutarsi nel suo esatto
contrario, una droga che poteva portare alla rovina.
Negli Stati Uniti la correzione sia dei prezzi che del numero di
transazioni è già cominciata, abbastanza bruscamente come
avviene di solito in quel paese, un anno fa e da allora le Borse
mondiali e l’economia del globo sono entrate in fibrillazione.
La crisi dei mutui subprime non è altro che la miccia che ha
fatto detonare la polveriera e creato pericoli per la crescita
economica internazionale.
Guardando però agli altri mercati, soprattutto europei, non
sembrava che la crisi immobiliare Usa e l’effettosubprime avesse
sortito effetti di rilevo. I prezzi delle case del Vecchio
Continente sembravano allegramente fregarsene di quanto stava
accadendo in America. Qualche apprensione era venuta dalla
Spagna all’inizio del 2007, dove improvvisamente avevano preso
delle batoste in Borsa molte società di costruzione e
immobiliari. La spiegazione che era stata offerta per questa ‘anomalia’
spagnola stava nel fatto che l’economia di quel paese è molto
connessa al boom delle costruzioni, molto più di qualunque altra.
Ultimamente, però, i segnali della fine del boom sono arrivati,
in maniera inequivocabile, anche dall’Italia. I dati
retrospettivi diffusi ancora qualche giorno fa avevano ancora
una volta gettato una cortina fumogena sull’intera vicenda: i
valori immobiliari del primo semestre 2007 sembravano ancora,
mediamente, in salita. Ma è proprio la media a ingannare. A
un’analisi più attenta si poteva vedere che ci sono città, aree,
segmenti immobiliari già in sofferenza. A Firenze e a Cagliari,
secondo i dati elaborati da Toscano, davanti alla crescita c’è
già un segno meno.
Se poi si passa a un’analisi per segmenti, come fa la società di
consulenza Scenari Immobiliari, si nota che a resistere finora,
sul fronte dei prezzi, sono state soltanto le aree più centrali
delle grandi città. «Nei medi capoluoghi dice il direttore Mario
Breglia il mercato è a crescita piatta da un paio di anni, a
dimostrazione di un equilibrio tra domanda e offerta. Il numero
di scambi non è aumentato. In tante città (basti pensare a
Modena, Piacenza, Vercelli, Udine...) c'è una valida alternativa
nei comuni esterni, dove i prezzi delle case sono più bassi che
in città e c'è grande offerta».
Nei piccoli centri è invece già in atto una tendenza alla
riduzione dei prezzi: «Qui dice Breglia sono attese riduzioni
dei valori anche nel corso del 2008 (e la tendenza già si nota
in questo fine anno). Ma perché accade questo fenomeno? Intanto
qui si concentrano le nuove realizzazioni ed i costruttori, pur
di vendere in fretta, sono disponibili a ridurre le quotazioni.
Inoltre, qui c'è anche la domanda che più ha bisogno di un mutuo
per comprare e allora i tempi di vendita si allungano e per
chiudere una compravendita è necessario ridurre il prezzo
richiesto».
Resistono, come si è detto, i prezzi delle aree più centrali e
pregiate delle grandi città. Chi ha un immobile che oltrepassa
il valore di 800 mila un milione di euro è in un mercato diverso,
che tende a rimanere stabile. Chi vende un pezzo pregiato
resiste sul prezzo, preferisce arroccarsi e attendere più tempo,
ma non svende, anche perché non ne quasi mai bisogno. Ma anche
in questo segmento, che potremmo definire ‘alto di gamma’,
secondo gli operatori ci sarà qualche limatura nei prossimi mesi.
«In generale dice Luca Dondi, economista di Nomista esperto di
mercato immobiliare già dalla fine di quest’anno vedremo i
prezzi in sia pure leggera discesa e tale trend continuerà anche
nel 2008».
Il fatto è che tutti gli indicatori del settore immobiliare sono
contemporaneamente rivolti al brutto e indicano una direzione di
marcia già segnata. La gente chiede meno mutui (anche perché
sono più cari), compra meno case (e la riduzione nel 2007 sarà
di circa il 3,5 per cento), aspetta più tempo per portare a
termine una transazione (a Milano si arriva ad attendere in
media otto mesi).
La correzione del mercato, dopo un boom durato dieci anni, è
salutata come un fatto positivo da molti. Per una questione
tecnica, prima di tutto. Perché anche nelle Borse ogni tanto
esistono le correzioni più o meno profonde che consentono agli
operatori di riposizionarsi: impossibile, del resto, pensare a
un boom infinito. Ma anche per un fatto sistemico: la Banca
centrale europea, a partire dallo scorso anno aveva più volte
segnalato la necessità di un’inversione di marcia. Oltre certi
limiti di prezzo il settore immobiliare si trasforma da motore
dell’economia in forza che drena risorse e danneggia il ciclo
virtuoso della produzione e dei consumi.
Dunque benvenuta, correzione. Ma adesso tra gli addetti al
settore circola un po’ di paura. La domanda è la seguente:
quanto sarà profonda questa correzione? Sarà un atterraggio
morbido o duro? In genere gli operatori sperano in un soft
landing, cioè in un’inversione del ciclo da positivo a negativo
in maniera morbida, in modo che tutti abbiano modo di
riposizionarsi sul mercato senza gravi perdite.
Ma il mattone è adesso a un bivio. «Se i tassi d’interesse
dovessero continuare ad aumentare dice Lorenzo Bellicini
dell’istituto di ricerca Cresme temo che ciò avrebbe effetti
gravissimi sul settore delle costruzioni. Non bisogna infatti
dimenticare che ben il 40 per cento delle compravendite totali è
alimentato dall’onda delle nuove costruzioni. Ciò vuol dire che,
se dovessero ancora aumentare i tassi, i costruttori
entrerebbero in gravi difficoltà. Già le nuove costruzioni
attese per il 2008 sono circa 326 mila, contro le 333 mila del
2007».
Gli economisti come Luca Dondi temono effetti negativi a catena
sull’economia italiana se la crisi immobiliare diventasse
profonda: «Il peso sul Pil di questo settore è passato dal 5 al
5,7 per cento dal 1999 al 2006, generando anche molti nuovi
posti di lavoro. Una forte crisi del settore si ripercuoterebbe
su tutta l’economia italiana».
di ADRIANO BONAFEDE
Fonte: www.larepubblica.it
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