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Come evolveranno le reti sociali online
MySpace sostiene di avere più di cento
milioni di utenti registrati. Nel mese di settembre non solo
33,7 milioni hanno utilizzato Facebook, ma hanno anche visitato
il sito rivale in media 2,3 volte al giorno. Questi siti
registrano senza dubbio uno straordinario successo, e per una
semplice ragione: i siti di social network stanno letteralmente
reinventando il web.
La Rete era stata protagonista di una rivoluzione già una volta.
I browser erano stati inventati per poter vedere le pagine
essendo in grado di trasformare il codice Html in un insieme
chiaro di testi e grafica. Allora l'interattività consisteva di
formulari da completare e un bottone di invio per mandare i dati
al server. Poi, nella seconda metà degli anni 90, divenne sempre
più evidente che i browser si candidavano a essere i nuovi
desktop. Al loro interno si trovavano i programmi che usiamo
ogni giorno.
E questo è stato l'obiettivo dell'ultimo decennio: è possibile
trasformare i browser in una piattaforma sufficientemente
stabile che possa funzionare da client software per tutti i
nostri business e le esigenze quotidiane? È possibile ottenere
il giusto mix di servizi forniti localmente nel nostro browser e
fatti girare sul server utilizzando strumenti come Ajax? Con
l'affermazione della suite applicativa di Google e l'enfasi
posta da Microsoft sulla versione online di Office, la risposta
sembra decisamente positiva.
I siti di social network rientrano ovviamente in questa prima
tornata di trasformazione del web, trattandosi di applicazioni
consegnate tramite browser. Ma comprendono sempre più tool e
servizi derivati dalla stessa internet. All'interno del
perimetro del nostro sito di social network, possiamo bloggare,
chattare, fare instant messaging, mandare mail e sviluppare una
home page. Ora che Facebook si è aperto a qualsiasi
sviluppatore, ogni giorno si aggiungono sempre più servizi. Con
questa mossa Facebook ha aggiunto il più grosso tassello di
internet che gli mancava: la capacità di innovare rapidamente, a
basso costo e con il contributo di chiunque.
I siti di social network hanno così integrato i servizi sociali
che stanno più a cuore alle persone. Ma perché abbiamo bisogno
di siti di social network per questo? Perché non è sufficiente
avere un client che li metta insieme per noi? Di certo ci hanno
provato. Per esempio la mail di Google comprende anche la chat e
basta un solo click per avere il servizio di agenda. Ma ai
tentativi precedenti mancava l'ingrediente più importante: la
nostra rete di amici. I servizi sono commodities. Non lo è
invece l'insieme delle persone che conosci e che ti piacciono.
Ecco dove risiede la prossima generazione del valore.
Ed è proprio questo che sta permettendo al social network di
reinventare il web. Internet era concepito inizialmente come una
rete di pagine, collegate liberamente e caoticamente, con un
ordine bottom up, senza un'authority centralizzata che
registrasse e coordinasse i link. C'è un potere dirompente in
un'idea del genere e noi stiamo solo iniziando a capire cosa si
possa fare con questo. Ma le relazioni umane erano invisibili al
web. Era più facile trovarle nella casella di posta elettronica
o nell'elenco dell'instant messaging che non nel reticolo di
iperlink costruiti grazie al vostro browser.
I siti di social rendono visibili queste relazioni, il che è
allo stesso tempo un vantaggio e un limite. I siti sanno chi
sono i tuoi amici, perché tu dici chi sono i tuoi amici, e i
tuoi amici accettano tale designazione in maniera esplicita. Su
Facebook avete a disposizione una dozzina di diverse relazioni
per ogni singola connessione, anche se i nostri rapporti sono
molto più variegati rispetto a quei modelli. Quindi ciò che i
siti sanno delle nostre relazioni è troppo esplicito e troppo
rigido. Peggio, le dinamiche sociali di questi siti creano
inevitabilmente distorsioni: tu finisci per accettare un altro
come amico perché non vuoi ferirne la sensibilità. Una volta
superato quel momento di impaccio, però, hai la possibilità di
instaurare relazioni molto più ricche rispetto ai legami
iniziali, espliciti. Il sito sa non solo che io ho scelto te
come amico, e che tu hai accettato, ma anche che ci siamo
scambiati messaggi tutti i giorni, che abbiamo condiviso foto –
su Facebook sono caricate ogni giorno otto volte le foto di
Flickr –, che abbiamo dato voti ai film e che a entrambi
piacciono le commedie romantiche. Questi siti generano
rapidamente una quantità enorme di informazioni implicite sulle
relazioni che abbiamo con i nostri amici. Utilizzate
adeguatamente – e la prospettiva di abusi è davvero spaventosa –
possono arricchire le nostre vite sociali facendo nascere nuove
relazioni e approfondendo quelle esistenti.
Questi social network rischiano di diventare troppo importanti
per il loro stesso bene. Dato che andiamo in rete in primo luogo
per connetterci con altre persone, dover affidare tutti i nostri
dati a un solo sito potrebbe diventare un peso. Il web stesso
funziona meglio nel facilitare relazioni sociali rispetto a
qualsiasi singolo sito. E potrebbe arrivare un momento in cui
decideremo che vorremo possedere le nostre informazioni
personali – comprese quelle relative ai nostri amici – piuttosto
che affidarle a Facebook o a MySpace. Potremmo voler essere in
grado di contattare membri di altri social network. Potremmo
insistere per rendere questi siti più trasparenti dal momento
che quello che ci interessa sono i nostri amici, non Facebook,
MySpace o qualsiasi altra dot.com. Vorremmo poter connettere il
nostro network business – il social network ha enormi
potenzialità per le aziende – a quello del nostro tempo libero.
Potremmo insistere per far uscire i social network dai
contenitori in cui sono rinchiusi, inventando un modo per
trasformare il web stesso in una rete di persone oltre che una
rete di pagine.
A quel punto avremo reinventato di nuovo il web. Nel frattempo i
nostri figli e – sempre più – i nostri partner di lavoro
staranno chattando, messaggiandosi, condividendo video e
inventando nuovi modi per essere sociali, sempre all'interno dei
confini dei siti di social network.o
Fonte: Il Sole 24 Ore
di David Weinberger
25 ottobre 2007
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