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Il bisogno di avere tasse e regole ragionevoli.
Anche questa volta
tratta di economia e lavoro, con un tema di grande attualita':
il peso eccessivo della regolazione. Il professor Tiraboschi
afferma che:'Si dubita ancora-e non solo nei settori piu'
ideologicizzati della politica,del sindacato e della societa'-che
il nostro sia un Paese poco attento alle ragioni dell’impresa e
ai valori del mercato.
Eppure-continua
Tiraboschi-basterebbe volgere lo sguardo a quanto avviene nelle
altre economie per accorgerci della quantita' di vincoli e
ostacoli che comprimono inutilmente la liberta' di azione delle
nostre imprese,soprattutto di grandi dimensioni,anziche'
incoraggiarla'.Il professor Tiraboschi cita il Doing Business
2008, il rapporto annuale della Banca mondiale che classifica
178 economie in funzione della facilita' di fare impresa. Questo
rapporto ci colloca quest’anno al cinquantreesimo posto. Siamo
staccati di molto da Singapore, Nuova Zelanda e Stati Uniti che
occupano le prime tre posizioni. Purtroppo siamo lontani anche
da molti Paesi europei.
Tra i top 25
troviamo: Irlanda e Regno Unito, ma anche tutti i paesi cd
nordici e poi ancora in ordine Olanda, Austria,Germania e
Belgio. Siamo sotto anche a : Spagna e Francia. Veniamo dopo
Paesi come Romania e Bulgaria (..sembra incredibile!).Si puo'
discutere a lungo dell’ attendibilita' di queste graduatorie,ma
da qualche dato si dovra' pur partire per fare delle
valutazioni.Bisogna anche riflettere-come osserva ancora il
giuslavorista modenese- sul fatto che:' Il ranking della Banca
mondiale non contempla fattori 'ambientali” speso ritenuti
critici per il nostro Paese, quali:l’efficacia delle politiche
macroeconomiche, la qualita' delle infrastrutture, la percezione
degli investitori stranieri, il tasso di criminalita'.Il
rapporto compara i vincoli normativi e regolatori (…i lacci e
lacciuoli !) all’ iniziativa economica, tra cui le norme
protettive della legislazione del lavoro, la tutela ed
esigibilita' dei contratti, l’accesso al credito, i tempi di
apertura di una azienda e la necessita' di ottenere licenze e
autorizzazioni pubbliche.Entriamo nel campo delle riforme di
'semplificazione”, tendenzialmente a costo zero e che purtroppo
non vengono ancora messe in atto. Il professor Tiraboschi parla
di'una concezione ancora largamente pubblicistica dei rapporti
economici e sociali'. Poi prosegue rilevando:' Una piu' o meno
dichiarata diffidenza verso l’impresa e i valori che essa
incarna'. Per Tiraboschi:' Emblematica, in questa prospettiva,
e' la legislazione del diritto del lavoro che ancora contempla
una miriade di vincoli, divieti e adempimenti burocratici che,
pur senza dare vere sicurezze a chi lavora, intralciano
inutilmente il dinamismo dei processi produttivi e
l’organizzazione del lavoro.
Lacci e lacciuoli
di antica memoria, ma assai difficili da rimuovere, che
finiscono con lo scoraggiare l’assunzione di nuovi dipendenti e
con essa l’espansione dimensionale dell’impresa'.La conseguenza
di questo stato di cose e' che l’obiettivo di potenziare gli
investimenti in capitale umano a sostegno della stabilita' e
della produttivita' del lavoro, rimane ancora oggi lontano
dall’essere realizzato.Meno regole e migliori opportunita' di
formazione, sono stati anche i punti chiave che le Pmi hanno
indicato come priorita' alla Commissione europea, in vista della
pubblicazione, del rapporto congiunturale sulla politica
comunitaria. Nessun cambio di strategia, ma solo qualche ritocco
al programma 'Think small first' (pensare in piccolo) che nel
2005 ha messo le Pmi al centro della crescita economica. Anche
Assoimprese e' intervenuta sul tema con la proposta di definire
standard unici che si applichino a tutte le Pmi in Europa,
altrimenti quelle italiane saranno sempre piu' penalizzate per
problemi amministrativi nazionali.
Tra questi il
grave problema dei pagamenti, doppi in Italia- 120
giorni-rispetto a Spagna,Francia e Germania (tra i 30 e i 60
giorni).Seguo ancora il professor Tiraboschi quando afferma
che:' Si deve riflettere sulla circostanza che il diritto del
lavoro e' un diritto della produzione prima ancora che un
diritto distributivo, nel senso che senza crescita e sviluppo si
comprimono inevitabilmente le potenzialita' del mercato del
lavoro e le tutele dei lavoratori. Basterebbe-prosegue
Tiraboschi-avviare un confronto comparato per comprendere la
stretta connessione che esiste tra un contesto favorevole
all’impresa e la produttivita' del lavoro'.Sono d’accordo nel
credere nell’importanza del mondo delle imprese e del capitale
di rischio.
Bisogna pero'
anche tornare ad una attenta lettura dei principi scolpiti nella
Costituzione Repubblicana.Serve,quindi,un nuovo patto sociale
che veda al centro anche l’uomo lavoratore. Una economia di
mercato modernamente regolata. Senza eccessi burocratici, ma
anche con diritti e doveri chiari.Il fine e' la elevazione
economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della
produzione.
di Domenico Di Pietro
Fonte: NewsBox.it
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