3. LE SCELTE DELL’ IMPRENDITORE
Le scelte che un
neo-imprenditore deve compiere sono numerosissime. Innanzitutto
l’operatore economico deve decidere cosa produrre.
Difficilmente si sceglie di produrre un solo prodotto, in quanto
esistono molti rischi connessi alla monocoltura. Ogni annata
agraria, infatti, data la moltitudine di variabili esterne che
condizionano la produzione, presenta dei fattori ambientali
favorevoli solo per alcune colture (siccità, eccesso idrico,
umidità elevata, ecc.) e sfavorevoli ad altre, oltre alle
variabili economiche dettate dalle leggi di mercato.
Pertanto, il fatto di scegliere un
ordinamento produttivo composto da più di una coltura, quasi
sempre, mette al riparo l’imprenditore dai rischi della
produzione, assicurandogli un adeguato compenso.
E’ ovvio che la scelta di cosa produrre è
influenzata notevolmente dalla zona agraria in cui è collocata
l’azienda stessa. Infatti, a seconda della fascia altimetrica
(pianura, collina, montagna), variano l’estensione media
aziendale, il carico di manodopera necessaria alla conduzione,
l’ordinamento produttivo.
Le attività produttive localizzate in alcune
aree montane sono caratterizzate da piccole superfici
territoriali, richiedono un elevato carico di manodopera e
spesso prevedono una successiva attività di trasformazione del
prodotto agricolo ottenuto (si pensi ai piccoli caseifici di
montagna, alla funghicoltura, alla coltivazione di erbe
officinali), hanno un basso livello di meccanizzazione
aziendale, e spesso implicano il ricorso a forme integrative del
reddito quale l’agriturismo. In altre aree montane, invece,
l’ordinamento produttivo appare decisamente più specializzato
verso colture arboree quali la vite, il melo, il cotogno (si
pensi ai vini e ai meleti della Valtellina e del Trentino Alto
Adige) raggiungendo un livello di specializzazione colturale e
promozionale davvero soddisfacente.
L’area collinare manifesta caratteristiche
orografiche, geopedologiche e di esposizione che la rendono più
adatta all’introduzione della meccanizzazione, alla ricerca di
colture più estensive sia a carattere arboreo (vite,
fruttiferi), sia di tipo erbaceo (cereali, leguminose, colture
proteiche, allevamenti di medie dimensioni).
La zona di pianura manifesta una propensione
alla nascita e sviluppo di aziende di grandi dimensioni,
caratterizzate da scelte colturali diversificate a seconda della
dotazione idrica (solitamente abbondante) dei terreni e della
ricchezza di acqua nelle falde acquifere. Prevalgono colture
erbacee di tipo cerealicolo, proteoginose, orticole, leguminose,
colture da tubero, colture arboree appartenenti al tipo delle
pomacee (melo, pero) e drupacee (pesco, susino, ciliegio).
Le aree di pianura più asciutte sono invece
sfruttate per la coltivazione di frumento tenero e duro, orzo,
girasole; quelle a media dotazione idrica possono contemplare
leguminose da foraggio (medica, trifoglio o prati polifiti) o,
di più recente introduzione, la soia.
Le pianure con buona dotazione idrica,
(tipico esempio la Pianura Padana), vedono ottimi risultati
produttivi con il riso, il mais, i prati permanenti (le
marcite), colture da tubero (barbabietola, patata), colture
industriali (tabacco, colza), produzioni orticole (meloni,
angurie, cocomeri, peperoni, insalate,ecc.), coltivazioni
legnose d’alto fusto (pioppeti).
Al momento dell’avvio dell’azienda, quindi,
l’imprenditore deve scegliere cosa produrre. Allo scopo può
essere utile osservare i tipi di coltura presenti nell’areale di
riferimento (traendo spunto dalle colture più praticate dalle
aziende limitrofe) facendo particolare attenzione nei confronti
di quelle a maggior reddito e verificando che sussistano tutte
le condizioni di natura tecnica indispensabili per una razionale
coltivazione (analisi dei terreni per verificare la
compatibilità con la coltura prescelta, verificare la costante
presenza di acqua irrigua nel corso del ciclo vegetativo, ecc.).
Un altro fattore da non sottovalutare nella
scelta di cosa produrre è rappresentato dalle attrezzature in
dotazione presso l’azienda o presso i conto terzisti che servono
la zona individuata.
Occorre infine verificare e valutare gli
sbocchi di vendita dei prodotti ottenuti riferiti al mercato
locale (ad es. per i cereali la vicinanza di industrie
mangimistiche, per l’uva la presenza di una cantina di
trasformazione, ecc.)
Un altro aspetto legato alla scelta di cosa
produrre è rappresentato dall’eventuale presenza, in zona, di
prodotti oggetto di campagne promozionali di interesse e livello
nazionale (si pensi alle zone italiane divenute famose anche nel
mondo per i marchi produttivi). E’ chiaro che la presenza di una
tipologia produttiva a diffusione e conoscenza nazionale,
opportunamente veicolata al consumatore a mezzo di marchi
collettivi o di qualità esercita un’azione di stimolo e richiamo
per gli imprenditori agricoli a produrre quel determinato
prodotto (ad es. i marchi nati in Valtellina per valorizzare la
mela hanno esercitato un certo stimolo su gran parte degli
agricoltori che hanno deciso conseguentemente di impiantare
meleti).
Indice
PREMESSA
1.L’IMPRENDITORE AGRICOLO
2. I FATTORI DELLA PRODUZIONE
3. LE SCELTE DELL’ IMPRENDITORE
3.1 COSA PRODURRE
3.2 COME PRODURRE
3.3 QUANTO PRODURRE
4. IL BILANCIO DELL’AZIENDA AGRARIA
4.1 IL BILANCIO DELL’AZIENDA AGRARIA
5. CONSIGLI PRATICI
5.1 ALCUNI CONSIGLI PRATICI
5.2 ALCUNI CONSIGLI PRATICI
5.3 ALCUNI CONSIGLI PRATICI
5.4 ALCUNI CONSIGLI PRATICI
5.5 ALCUNI CONSIGLI PRATICI
6. OPPORTUNITA’ DI FINANZIAMENTO
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