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Agricoltura biologica
Con il termine di agricoltura biologica si
intende una pratica agricola che ammette solo l'impiego di
sostanze naturali, escludendo l'utilizzo di sostanze chimiche
sintetizzate dall'uomo. In agricoltura biologica si adottano
tecniche agricole tradizionali integrate e ammodernate dall’uso
di nuovi prodotti e nuove conoscenze che la ricerca mette a
disposizione.
Come anticipato, le coltivazioni in
agricoltura biologica non utilizzano sostanze chimiche di
sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi,
pesticidi in genere), quindi, per difendere le colture
biologiche si utilizzano pratiche alternative, si selezionano
specie più resistenti alle malattie e si interviene con tecniche
di coltivazione appropriate, come per esempio: la rotazione
delle colture; la piantumazione di siepi e alberi (che danno
ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da
barriera a possibili inquinamenti esterni); la consociazione
(coltivazione in parallelo di piante sgradite l’una ai parassiti
dell'altra).
I fertilizzanti utilizzati in agricoltura
biologica sono naturali, come il letame opportunamente
compostato, sostanze organiche e sovesci, cioè l’ incorporazione
nel terreno di piante appositamente seminate come il trifoglio o
la senape.
In caso di necessità per la difesa delle
culture si interviene sempre con sostanze naturali, vegetali,
animali o minerali, quali possono essere: estratti di piante,
insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o
minerali naturali per correggere la struttura e le
caratteristiche chimiche del terreno o per difendere le
coltivazioni dalle crittogame.
L'agricoltura biologica è l'unica forma di
agricoltura controllata in base a leggi europee e nazionali.
In questo settore ci si
basa su un Sistema di controllo uniforme in tutta l’ Unione
Europea. I prodotti biologici, per essere commercializzati,
necessitano di una certificazione, a garanzia della loro
provenienza da aziende operanti in conformità con l'art. 1 del
regolamento comunitario n. 2092/1991, che viene rilasciata da
organismi privati riconosciuti (organismi di controllo),
autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Sul mercato, i prodotti biologici si
identificano dall'indicazione ” Agricoltura Biologica - Regime
di Controllo CE” e, recentemente, anche dal marchio comunitario,
consentito se il prodotto contiene almeno il 95% degli
ingredienti di origine biologica.
Il trend di crescita dei prodotti biologici è
notevole: negli ultimi quattro anni non si è mai sceso sotto il
20%, gli italiani gradiscono sempre più i prodotti biologici e
per far fronte alla crescente domanda negli ultimi tempi è
aumentato il numero delle aziende operanti nel settore e delle
superfici coltivate. I prodotti più venduti sono frutta e
verdura seguiti da pasta, riso e cereali.
Per gestire un'azienda che pratica agricoltura
biologica sono necessarie conoscenze riguardo le tecniche di
coltivazione e di difesa delle culture. Queste conoscenze sono
quelle che provengono dalla tradizione contadina, integrate ed
ampliate grazie all'uso di nuovi prodotti e di nuove tecniche,
sempre e comunque naturali, che la ricerca in questo campo non
smette di mettere a disposizione. L'agricoltore che decide di
praticare l'agricoltura biologica, quindi, dovrebbe possedere
anche una buona attitudine all'aggiornamento e al miglioramento
continuo. Proprio quest'ultimo punto infatti riveste importante
basilare in questo tipo di pratica agricola.
L'imprenditore agricolo che vuole avviare
un'attività di agricoltura biologica deve trasmettere una
notifica di attività di produzione con metodo biologico in base
al regolamento CEE 2092/91 agli uffici competenti della propria
regione e al ministero dell'agricoltura.
Quindi, un tecnico ispettore visiterà
l'azienda per valutare gli elementi utili per dichiararne
l'idoneità e il periodo della durata di conversione
all'agricoltura biologica (la conversione del terreno può
richiedere del tempo, almeno due anni prima dalla semina e tre
anni prima del raccolto. Tale periodo viene stabilito
dall'organismo di controllo che ne può abbreviare o allungare il
periodo a seconda del terreno e del suo trattamento). L'azienda
viene visitata dall'ispettore in tutte le sue parti (ambiente
esterno, vicinanze o meno da fonti di inquinamento, coltivazioni
dei confinanti). Se ammessa al sistema di controllo, l'azienda
si impegna a comunicare ogni anno all'organismo di controllo il
proprio programma di produzione e si impegna registrare su
appositi documenti le operazioni effettuate. Seguiranno un'una o
più visite ispettive durante le fasi del ciclo produttivo.
Per avviare un’ attività di agricoltura
biologica occorre, innanzitutto la disponibilità di un terreno
coltivabile, di proprietà o in affitto (nel caso si affitti un
terreno, la durata del contratto dovrebbe essere di almeno 15
anni, a tutela degli investimenti fatti dal coltivatore
diretto). Gli investimenti indispensabili, poi, sarebbero
relativi all’ acquisto di un trattore, di un aratro, di una
seminatrice, di una trebbiatrice, di un impianto di irrigazione,
della piccola attrezzatura per la lavorazione dei campi e di
alcuni silos necessari all'immagazzinamento del raccolto.
Ovviamente, la cifra da investire varia al variare delle
dimensioni del terreno coltivato e dal tipo di coltura. Tra i
principali costi di esercizio, dobbiamo ricordare quelli
relativi alla manodopera, ai sementi, ai fertilizzanti naturali,
all'affitto del terreno e all'ammortamento dei macchinari,
nonché i costi annuali necessari al rinnovo della certificazione
di prodotto biologico.
L'Italia non potrà mai mettersi in concorrenza
con i paesi che riescono a produrre a prezzi bassissimi grazie
ad un costo del lavoro irrisorio, ad aiuti statali, a controlli
del tutto insufficienti di sicurezza del lavoro e delle sostanze
chimiche utilizzate. Ma, il prodotto proveniente da agricoltura
biologica andrà a competere sul mercato con prodotti provenienti
da agricoltura tradizionali non certo per quel che riguarda il
prezzo che, per come è logico aspettarsi, sarà più elevato, ma
sulla qualità e su una genuinità che non possono essere
possedute dai cibi tradizionali.
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